Opinione · 15 maggio 2026
Un’assicurazione dentaria obbligatoria? Un rischio più che una soluzione
Nel dibattito pubblico si torna a parlare di un’assicurazione dentaria obbligatoria. Ci sarà infatti un voto il prossimo 14 giugno su un’iniziativa della sinistra che ne chiede l’introduzione in Ticino. Ma prima di cambiare un sistema che funziona, vale la pena partire dai fatti. E i dati raccontano una storia diversa da quella spesso evocata dagli iniziativisti. Le cure dentarie in Svizzera – e in Ticino – non rappresentano un settore fuori controllo. Anzi.
Negli ultimi vent’anni la crescita dei costi è stata minima, inferiore al 5%, mentre la spesa sanitaria complessiva è aumentata di oltre il 35%. Oggi le cure dentarie costituiscono circa il 4,4% della spesa sanitaria totale, una quota in calo rispetto al passato. È difficile parlare di “emergenza” di fronte a numeri simili. Anche a livello cantonale, la situazione appare chiara: circa 160 milioni di franchi all’anno vengono spesi per cure dentarie, ma solo una piccola parte (circa 3,4 milioni) è coperta dalla LAMal. Il resto è a carico dei cittadini.
Questo sistema, spesso criticato, ha però un grande merito: responsabilizza. Incentiva la prevenzione, limita gli eccessi e mantiene i costi sotto controllo. La spesa media pro capite – circa 37 franchi al mese – conferma questa stabilità. Non si tratta di cifre trascurabili, ma nemmeno di importi fuori scala rispetto al resto della sanità. Soprattutto, riflettono un utilizzo generalmente attento e consapevole delle prestazioni. Inoltre, è importante ricordare che chi oggi si trova realmente in difficoltà non viene lasciato solo. Esistono già strumenti mirati di sostegno, come prestazioni sociali e aiuti specifici, che permettono di intervenire nei casi di bisogno reale. Questo approccio consente di aiutare chi ne ha davvero necessità senza estendere indistintamente i costi a tutta la popolazione.
Introdurre un’assicurazione obbligatoria significherebbe cambiare radicalmente questo equilibrio. Più copertura non porta automaticamente a meno costi: spesso accade il contrario. Quando diminuisce la responsabilità individuale, aumentano la domanda e le prestazioni, con il rischio di far lievitare la spesa complessiva. Il sistema attuale, pur con i suoi limiti, ha dimostrato di essere sostenibile, prevedibile e relativamente contenuto nei costi. Intervenire con una soluzione generalizzata rischia di creare più problemi di quanti ne voglia risolvere. In un settore che funziona, la prudenza non è immobilismo: è buon senso.
Matteo Quadranti, Granconsigliere PLR