Opinione · 16 maggio 2026
Nuovi costi significa aziende meno competitive
La votazione cantonale del prossimo 14 giugno sull’iniziativa popolare che chiede l’introduzione di un’assicurazione obbligatoria per le cure dentarie, si traduce nella richiesta fatta al popolo di addossare ai lavoratori e alle imprese nuovi oneri, oltretutto in anni nei quali i costi per i cittadini e le imprese non fanno che aumentare.
Come economia mettiamo in guardia dall’iniziativa su un nuovo ed ennesimo obbligo, in questo caso di un’assicurazione dentaria. Il motivo è semplice: questa proposta introduce nuovi costi obbligatori che andrebbero a gravare direttamente sul mondo del lavoro. Il finanziamento previsto – un contributo salariale dello 0,8% ripartito tra lavoratori e datori di lavoro – significa, in concreto, aumentare il costo del lavoro nel nostro Cantone.
Per le aziende e per i datori di lavoro, questo non è un dettaglio. In un contesto economico già complesso, caratterizzato da forte concorrenza e margini sempre più ridotti, ogni aumento dei costi rappresenta un fattore critico. Significa meno risorse per investimenti, innovazione e crescita.
Significa anche, alla fine dei conti, una minore capacità di creare nuovi posti di lavoro. Allo stesso tempo, questa misura riduce il potere d’acquisto dei lavoratori. E questo ha un effetto diretto anche sull’economia reale: meno consumo, meno domanda interna, meno dinamismo. In altre parole, un impatto negativo che si ripercuote sull’intero tessuto economico. A ciò si aggiunge l’entità complessiva dell’operazione. Parliamo di un sistema che potrebbe costare fino a 150 milioni di franchi all’anno. Una cifra molto elevata, che verrebbe finanziata non solo attraverso i contributi salariali, ma anche – in parte – attraverso le finanze pubbliche, con ulteriori pressioni fiscali.
Le imprese temono anche un altro effetto: quando si introducono sistemi assicurativi obbligatori, spesso si genera una dinamica di crescita dei costi nel tempo. Questo rischio è reale e ben documentato in altri ambiti. Si parte con un’aliquota contenuta, ma nulla garantisce che in futuro non debba essere aumentata. Anzi, la certezza è che questa aumenterà. Infine, c’è una questione di principio. Questa iniziativa propone di generalizzare un intervento costoso per affrontare un problema che, secondo i dati è circoscritto e già oggi gestito con strumenti mirati. Dal punto di vista economico, non è una soluzione proporzionata. Le aziende ticinesi non sono contrarie al sostegno a chi ne ha bisogno. Al contrario, ritengono fondamentale aiutare in modo mirato le persone in difficoltà. Ma proprio per questo credono che la strada giusta non sia quella di introdurre nuovi oneri per tutti, bensì di rafforzare gli strumenti esistenti in modo efficace e sostenibile. Per queste ragioni il mondo economico ritiene sensato e giustificato votare «no» all’iniziativa il prossimo 14 giugno.
Nicoletta Casanova, presidente AITI