Opinione · 14 maggio 2026

Cure dentarie: un’iniziativa che rischia di aumentare costi e burocrazia

 

Dietro le buone intenzioni di questa iniziativa si nasconde un progetto che rischia di avere conseguenze pesanti per cittadini, lavoratori e imprese. Non si tratta infatti solo di introdurre un nuovo sistema di copertura delle cure dentarie, ma di trasferire una parte importante dei costi sull’intera collettività. Oggi il settore odontoiatrico funziona con una struttura relativamente snella. Questo permette rapidità nelle cure, meno burocrazia e maggiore flessibilità. Con un’assicurazione obbligatoria, invece, tutto cambierebbe: controlli sulle prestazioni, verifiche amministrative, autorizzazioni, commissioni e procedure sempre più complesse.

Un apparato che richiederebbe nuove risorse e nuovi costi amministrativi. L’esperienza della LAMal insegna che quando entra in gioco un sistema assicurativo obbligatorio, aumentano inevitabilmente anche le prestazioni richieste e, di conseguenza, i costi complessivi. Inoltre, bisognerebbe coordinare il nuovo modello con le assicurazioni private già esistenti, verificando ogni volta chi deve assumersi le spese. Tutto questo significa più complicazioni e meno efficienza. Il problema principale resta però quello finanziario. Le stime parlano di un costo annuo compreso tra i 145 e i 150 milioni di franchi. Una cifra enorme per il nostro Cantone, soprattutto in un momento in cui le finanze pubbliche sono già sotto forte pressione e il piano finanziario prevede deficit importanti nei prossimi anni.

Per comprendere la portata dell’iniziativa basta guardare ai numeri attuali: oggi in Ticino la spesa complessiva per le cure dentarie si aggira attorno ai 160 milioni di franchi all’anno e oltre il 90% di questi costi viene assunto direttamente dai pazienti. L’iniziativa punta quindi a spostare gran parte di questa spesa sui contribuenti e sul mondo del lavoro. Le conseguenze sarebbero molto concrete. Da una parte diminuirebbe il potere d’acquisto dei lavoratori, dall’altra aumenterebbero i costi per le aziende. Un doppio effetto negativo che rischia di indebolire ulteriormente la competitività economica del Ticino. A tutto questo si aggiunge un ulteriore elemento di incertezza: il contributo dello Stato è previsto, ma senza indicazioni precise sulla sua entità. In pratica, si approverebbe un sistema dai costi elevati senza sapere realmente quanto dovranno pagare i contribuenti. Va infine ricordato che il sistema attuale, con interventi precisi e mirati, sostiene già le persone che hanno effettivamente bisogno.  Proprio grazie a questo intervento mirato, almeno in questo settore della nostra sanità, i costi sono sotto controllo e le spese a carico della collettività ancora limitate.

Questa iniziativa rischia quindi di portare più spesa pubblica, più burocrazia e nuove incertezze, senza garantire un miglioramento proporzionato dell’accesso alle cure.

 

Raide Bassi, Granconsigliera UDC