Opinione · 29 maggio 2026
Un sistema che funziona non va demolito
Come medico dentista attivo sul territorio, guardo con preoccupazione all’iniziativa per il rimborso delle cure dentarie. Non perché neghi le difficoltà economiche di alcuni pazienti, ma perché la soluzione proposta appare sproporzionata rispetto al problema. In Svizzera solo una minoranza rinuncia alle cure per motivi finanziari, stimata tra il 2,7% e il 4,5% della popolazione. Non si tratta di indifferenza: esistono già strumenti mirati, come prestazioni complementari e assistenza sociale, che coprono le cure per i più vulnerabili. Il punto centrale è che il sistema attuale funziona. La prevenzione ha ridotto drasticamente la carie, fino al 90% nei giovani negli ultimi decenni. Questo modello, basato su responsabilità individuale e interventi precoci, ha dimostrato la sua efficacia. L’iniziativa comporterebbe invece costi elevati, stimati attorno ai 150 milioni di franchi annui, finanziati da nuovi contributi salariali e risorse pubbliche. Si tratta di un trasferimento massiccio di spesa alla collettività, senza garanzie di reale risparmio per i pazienti. Da medico, mi preoccupa anche il ruolo crescente delle assicurazioni. Oggi le decisioni vengono prese tra medico e paziente. Domani potrebbe intervenire un terzo attore, con il rischio di limitare la libertà di cura. Per aiutare davvero chi ha bisogno, servono misure mirate e rafforzamento della prevenzione. Un sistema universale costoso e burocratico non è la soluzione, ma un passo indietro. Diciamo dunque di no a questa iniziativa.
Tazio Gada – medico dentista Biasca